gennaio 25, 2012
Brick the LP è il nome dell’opera dell’artista inglese Aron Savage. L’artista riproduce le copertine degli album di maggior successo utilizzando le LEGO: dai Pink Floyd a Bruce Springsteen dai Queen a David Bowie.
Vi lascio con alcune delle sue opere:

Dark side of the moon!

Calvin Harris - I Created Disco

Blondie - Parallel Lines

Blur (Best Of)

David Bowie - Aladdin Sane

Bruce Springsteen - Born In The USA

Muse - Absolution

Fatboy Slim - You've Come A Long Way, Baby

Red Hot Chili Peppers - Blood Sugar Sex Magik

The Smiths - Meat Is Murder
STAY TUNED!!!
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gennaio 13, 2012
Di solito prima viene la carta e poi la pellicola. Se un libro, una serie a fumetti funziona allora nasce l’idea del film. Stavolta però le cose sono andate nella direzione opposta: prima c’è stato il successo cinematografico con i cortometraggi, e solo dopo Mickey Mouse è diventato una star anche dei fumetti. Il primo della lunghissima serie è del 13 gennaio 1930, quando Mickey Mouse fece il suo debutto sul New York Mirror. Il topolino infatti era già famoso da un paio di anni, sin da quando era nato nella testa di Walt Disney (1901-1966).
Sembra che il momento Eureka! per Walt fosse arrivato durante un viaggio in treno da New York a Hollywood, subito dopo aver perso i diritti di
Sembra che il momento Eureka! per Walt fosse arrivato durante un viaggio in treno da New York a Hollywood, subito dopo aver perso i diritti di Oswald the Lucky Rabbit, una delle prime e fortunate invenzioni di Disney, che aveva quindi bisogno di rimpiazzare il personaggio perso. E fu così che il topo andò a sostituire il coniglio. Pare che l’idea fosse venuta a Disney pensando a un topolino per così dire da compagnia, che secondo alcuni aveva abitato in passato nella sua casa di Kansas City, per altri invece negli studi cinematografici dove lavorava. A prescindere dall’ispirazione, a guardarli, è chiaro che topo e coniglio, orecchie a parte, hanno uno spiccato legame di sangue.
Il successo del topo, però, non fu immediato. I primi due cartoni animati muti, usciti dalla Disney Studios nel 1928 (
Il successo del topo, però, non fu immediato. I primi due cartoni animati muti, usciti dalla Disney Studios nel 1928 ( Mickey Mouse in Plane Crazy e Gallopin’ Gaucho) non furono particolarmente popolari. La svolta sarebbe arrivata nello stesso anno con Steamboat Willie, e proprio grazie all’introduzione degli effetti sonori. Ma quella sullo schermo è solo metà della storia del topolino più famoso del mondo.
Con il debutto sul quotidiano newyorkese – la prima striscia era ispirata alle avventure di Plane Crazy – Mickey Mouse diventò una star a tutti gli effetti. Walt si occupava di scrivere le scenette, mentre alla penna di
Con il debutto sul quotidiano newyorkese – la prima striscia era ispirata alle avventure di Plane Crazy – Mickey Mouse diventò una star a tutti gli effetti. Walt si occupava di scrivere le scenette, mentre alla penna di Ub Iwerks e Win Smith spettava invece la parte artistica. Ma solo per un breve periodo di tempo. Presto infatti Mickey Mouse avrebbe avuto il suo storico fumettista, che originariamente si occupava solo dell’animazione del cartone: Floyd Gottfredson, al lavoro con il topo dalle scarpe gialle per 45 anni, a partire dal maggio del 1930. Con lui i fumetti di Mickey Mouse avrebbero smesso di essere delle semplici gag e sarebbero diventate delle vere e proprie avventure, che coinvolgevano tutti i personaggi, da Minnie, a Pluto, alla Mucca Clarabella, a Pippo a Orazio e Donal Duck, meglio noto come Paperino (prima della separazione di topi e paperi). Nel 1932 arrivarono poi anche i colori, per diventare poco dopo un vero e proprio giornale, il Mickey Mouse Magazine (poi confluito nel Walt Disney’s Comics And Stories).
Nello stesso anno Mickey Mouse sbarcava anche in Italia e diventava Topolino, alle prese con un elefante in occasione dell’uscita del primo numero, edito da Nerbini. Ma solo nel 1949 il giornale assunse il familiare
Nello stesso anno Mickey Mouse sbarcava anche in Italia e diventava Topolino, alle prese con un elefante in occasione dell’uscita del primo numero, edito da Nerbini. Ma solo nel 1949 il giornale assunse il familiare formato pocket, a libricino (sembra per ragioni economiche), dando inizio alla conta per i collezionisti: ad aprile uscì lo storico numero 1, prezzo 60 lire, per il primo trionfante Topolino sulla copertina rossa.
Di solito prima viene la carta e poi la pellicola. Se un libro, una serie a fumetti funziona allora nasce l’idea del film. Stavolta però le cose sono andate nella direzione opposta: prima c’è stato il successo cinematografico con i cortometraggi, e solo dopo Mickey Mouse è diventato una star anche dei fumetti. Il primo della lunghissima serie è del 13 gennaio 1930, quando Mickey Mouse fece il suo debutto sul New York Mirror. Il topolino infatti era già famoso da un paio di anni, sin da quando era nato nella testa di Walt Disney (1901-1966).
Sembra che il momento Eureka! per Walt fosse arrivato durante un viaggio in treno da New York a Hollywood, subito dopo aver perso i diritti di Oswald the Lucky Rabbit, una delle prime e fortunate invenzioni di Disney, che aveva quindi bisogno di rimpiazzare il personaggio perso. E fu così che il topo andò a sostituire il coniglio. Pare che l’idea fosse venuta a Disney pensando a un topolino per così dire da compagnia, che secondo alcuni aveva abitato in passato nella sua casa di Kansas City, per altri invece negli studi cinematografici dove lavorava. A prescindere dall’ispirazione, a guardarli, è chiaro che topo e coniglio, orecchie a parte, hanno uno spiccato legame di sangue.
Il successo del topo, però, non fu immediato. I primi due cartoni animati muti, usciti dalla Disney Studios nel 1928 ( Mickey Mouse in Plane Crazy e Gallopin’ Gaucho) non furono particolarmente popolari. La svolta sarebbe arrivata nello stesso anno con Steamboat Willie, e proprio grazie all’introduzione degli effetti sonori. Ma quella sullo schermo è solo metà della storia del topolino più famoso del mondo.
Con il debutto sul quotidiano newyorkese – la prima striscia era ispirata alle avventure di Plane Crazy – Mickey Mouse diventò una star a tutti gli effetti. Walt si occupava di scrivere le scenette, mentre alla penna di Ub Iwerks e Win Smith spettava invece la parte artistica. Ma solo per un breve periodo di tempo. Presto infatti Mickey Mouse avrebbe avuto il suo storico fumettista, che originariamente si occupava solo dell’animazione del cartone:
Di solito prima viene la carta e poi la pellicola. Se un libro, una serie a fumetti funziona allora nasce l’idea del film. Stavolta però le cose sono andate nella direzione opposta: prima c’è stato il successo cinematografico con i cortometraggi, e solo dopo Mickey Mouse è diventato una star anche dei fumetti. Il primo della lunghissima serie è del 13 gennaio 1930, quando Mickey Mouse fece il suo debutto sul New York Mirror. Il topolino infatti era già famoso da un paio di anni, sin da quando era nato nella testa di Walt Disney (1901-1966).
Sembra che il momento Eureka! per Walt fosse arrivato durante un viaggio in treno da New York a Hollywood, subito dopo aver perso i diritti di Oswald the Lucky Rabbit, una delle prime e fortunate invenzioni di Disney, che aveva quindi bisogno di rimpiazzare il personaggio perso. E fu così che il topo andò a sostituire il coniglio. Pare che l’idea fosse venuta a Disney pensando a un topolino per così dire da compagnia, che secondo alcuni aveva abitato in passato nella sua casa di Kansas City, per altri invece negli studi cinematografici dove lavorava. A prescindere dall’ispirazione, a guardarli, è chiaro che topo e coniglio, orecchie a parte, hanno uno spiccato legame di sangue.
Il successo del topo, però, non fu immediato. I primi due cartoni animati muti, usciti dalla Disney Studios nel 1928 ( Mickey Mouse in Plane Crazy e Gallopin’ Gaucho) non furono particolarmente popolari. La svolta sarebbe arrivata nello stesso anno con Steamboat Willie, e proprio grazie all’introduzione degli effetti sonori. Ma quella sullo schermo è solo metà della storia del topolino più famoso del mondo.
Con il debutto sul quotidiano newyorkese – la prima striscia era ispirata alle avventure di Plane Crazy – Mickey Mouse diventò una star a tutti gli effetti. Walt si occupava di scrivere le scenette, mentre alla penna di Ub Iwerks e Win Smith spettava invece la parte artistica. Ma solo per un breve periodo di tempo. Presto infatti Mickey Mouse avrebbe avuto il suo storico fumettista, che originariamente si occupava solo dell’animazione del cartone: Floyd Gottfredson, al lavoro con il topo dalle scarpe gialle per 45 anni, a partire dal maggio del 1930. Con lui i fumetti di Mickey Mouse avrebbero smesso di essere delle semplici gag e sarebbero diventate delle vere e proprie avventure, che coinvolgevano tutti i personaggi, da Minnie, a Pluto, alla Mucca Clarabella, a Pippo a Orazio e Donal Duck, meglio noto come Paperino (prima della separazione di topi e paperi). Nel 1932 arrivarono poi anche i colori, per diventare poco dopo un vero e proprio giornale, il Mickey Mouse Magazine (poi confluito nel Walt Disney’s Comics And Stories).
Nello stesso anno Mickey Mouse sbarcava anche in Italia e diventava Topolino, alle prese con un elefante in occasione dell’uscita del primo numero, edito da Nerbini. Ma solo nel 1949 il giornale assunse il familiare formato pocket, a libricino (sembra per ragioni economiche), dando inizio alla conta per i collezionisti: ad aprile uscì lo storico numero 1, prezzo 60 lire, per il primo trionfante Topolino sulla copertina rossa.
Nello stesso anno Mickey Mouse sbarcava anche in Italia e diventava Topolino, alle prese con un elefante in occasione dell’uscita del primo numero, edito da Nerbini. Ma solo nel 1949 il giornale assunse il familiare formato pocket, a libricino (sembra per ragioni economiche), dando inizio alla conta per i collezionisti: ad aprile uscì lo storico numero 1, prezzo 60 lire, per il primo trionfante Topolino sulla copertina rossa.
L’articolo originale lo potete leggere su Wired.

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